C’è un momento nella vita di una donna che accompagna altre donne in cui diventa un punto di riferimento.
È quella che ascolta.
Quella che sa contenere.
Quella che trova le parole quando le altre non riescono a esprimersi.
Quella che sostiene processi profondi con presenza e responsabilità.
E, quasi senza accorgersene, diventa la forte.
Ma c’è una domanda che quasi nessuno le fa:
Chi sostiene te?
Perché sostenere non significa solo organizzare, insegnare o accompagnare.
Sostenere è aprire il campo.
È essere disponibile energeticamente.
È mettere il corpo.
È regolare il proprio sistema nervoso mentre si accoglie l’intensità di un’altra.
E questo ha un impatto.
A volte non si vede.
Ma il corpo lo sente.
Ci sono giorni in cui la donna che guida si corica stanca non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha sostenuto.
Per l’intensità emotiva attraversata.
Per la responsabilità silenziosa di sapere che altre si affidano a lei.
E allora appare l’ombra.
L’esigenza.
Il “devo stare bene”.
Il “non posso sbagliare”.
Il “devo essere coerente sempre”.
Il perfezionismo spirituale.
Come se accompagnare significasse non potersi mai spezzare.
Ma la verità è un’altra.
La donna che guida si stanca.
Dubita.
Attraversa i propri processi.
E non perde autorevolezza per questo.
Perde forza quando lo nega.
Con il tempo ho compreso qualcosa di molto profondo:
non posso sostenere altre donne se non ho un luogo dove anch’io posso riposare.
Uno spazio dove non sono quella che guida.
Dove non sono quella che sa.
Dove posso semplicemente respirare.
Tornare al corpo.
Tornare alla mia pratica.
Tornare ai miei centri energetici.
Tornare a me.
Perché la leadership femminile non è tensione costante.
È pulsazione.
È espansione e radice.
È dare e ricevere.
La donna che guida non è quella che non cade mai.
È quella che ha imparato a tornare al proprio centro, ancora e ancora.
E ha compreso che lasciarsi sostenere non la rende meno forte.
La rende più vera.
Oggi scelgo di non sostenere da sola.
Scelgo di custodire la mia energia con la stessa responsabilità con cui custodisco quella delle altre.
Scelgo di circondarmi di spazi dove anch’io posso riposare, mettermi in discussione, crescere.
Perché accompagnare non è sacrificarsi.
È condividere il cammino.
E quando una donna che guida si permette di essere sostenuta,
la sua leadership smette di essere tensione…
e diventa presenza.
Con amore a noi
Aida Cavallo Portal
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